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14 MARZO
Il mio cane non mi ascolta
La comunicazione tra uomo e cane di Angelo Vaira
Articolo apparso sulla rivista “Il mio cane”

“Non mi ascolta!”…E’ la frase più pronunciata dalle persone che si rivolgono a noi istruttori cinofili. Qual è il modo più efficace per risolvere questo problema? Assumersene la responsabilità! Imparare a comunicare bene col cane è molto più importante di quello che si pensi, è uno dei requisiti fondanti di un legame forte e profondo. A volte si pensa che un cane che “non ascolta” sia dominante, disobbediente, un testone. In realtà quasi sempre quello che succede è che semplicemente non comprende. Il motivo principale per cui questo accade è che noi umani, a causa di fattori culturali, siamo quasi sempre attenti al solo contenuto verbale della nostra comunicazione (comunicazione verbale) e siamo convinti a torto che il cane concentri anch’esso la propria attenzione soprattutto sulle parole che pronunciamo. I cani invece comunicano attraverso i vocalizzi, il movimento, l’olfatto, le posture del corpo, le espressioni facciali, i segnali di pacificazione ed il contatto (comunicazione non verbale). Per loro conta molto di più quello che facciamo piuttosto che quello che diciamo!

L’uso del corpo Dobbiamo stare molto attenti a come ci muoviamo. Gesticolando in modo rapido ad esempio diamo un senso di inquietudine e non di rilassamento. Muoversi rapidamente quindi può essere utile durante il gioco, in un richiamo o durante la cooperazione in performance che richiedono prontezza e rapidità di movimento, ma non certo quando vogliamo insegnare ad un cane a non saltare addosso o a non tirare al guinzaglio. Le traiettorie diritte sono percepite come una interazione invasiva, talvolta come una minaccia; quindi nell’avvicinarci ad un cane dovremmo usare traiettorie circolari, magari mostrando il fianco per risultare amichevoli. Molti sanno poi come cambia la risposta del cane se invece di chiamarlo piegati in avanti (minaccia) lo chiamiamo abbassandoci ed allargando le braccia.

L’uso della voce La voce è un potentissimo strumento di comunicazione dei nostri stati emotivi. Quando desideri spiegare al cane che sei contento di quello che ha appena fatto o che sei contento di vederlo fai in modo che il tuo tono di voce sia allegro, giocoso e propositivo.

L’uso della espressività del volto La nostra mimesi facciale è un’altra grande risorsa. Il cane le conferisce una grossa importanza nel cercare di capire le nostre intenzioni. Usa in modo congruente il tuo volto. Se non vuoi che il tuo cane faccia qualcosa, ma contemporaneamente ne sei divertito perché è una cosa buffa (a me capita molto spesso con i miei cani…) stai attento a non sorridere, perché altrimenti il tuo cane tenderà a ripetere tale comportamento per ottenere la tua approvazione.

I segnali di calma Da quando ho conosciuto Turid Rugaas non ho più potuto guardare i cani come facevo prima. E’ stata lei a scoprire quanto fosse evoluta, semplice ed allo stesso tempo complessa la comunicazione dei cani ed è a lei che dobbiamo tutto quello che si sa sui segnali di calma. Essi sono usati per prevenire i conflitti o per risolverli nel modo più pacifico possibile. Sicchè, quando un cane emette questo tipo di segnali, può voler dire “ti sono amico” oppure “sono a disagio, ho paura non fare così” o ancora “sto per arrabbiarmi, ma se la finiamo qui preferisco, calmati”. Hanno la funzione di calmare se stessi e gli altri. Spesso sono usati dagli adulti per calmare l’eccessiva irruenza dei cuccioli. Altre volte i cani li inseriscono in rituali minacciosi per non arrivare al combattimento. Purtroppo i cani perdono in fretta l’abilità nell’uso dei segnali di calma perché non ne hanno un feedback dalla famiglia con cui vivono, che non li conosce e non ne favorisce l’utilizzo. La conseguenza di questo è che i cani provocano spesso risse nei parchi semplicemente perché non li emettono. Conoscere i segnali di calma ci permette di intenderci meglio col nostro cane. Per iniziare è sufficiente riconoscerli ed agire di conseguenza. Insegneremo così al nostro cane ad utilizzarli sempre più spesso, esattamente come farebbe se vivesse in un branco. Si sentirà capito di più, meglio integrato nel nostro “branco-famiglia” e si stresserà meno perché non confuso da una comunicazione che non funziona.

I più comuni segnali di calma
• Leccarsi il naso
• Guardare lontano o altrove
• Girare la testa
• Mostrare il fianco
• Annusare per terra
• Abbassare la testa guardando alternatamente a terra e l’altro soggetto
• Sbadigliare
• Sollevare una zampa
• Girarsi di schiena
• Curvare (traiettoria circolare nell’incrociare qualcuno)

Contatto Usare bene il contatto fisico non è una cosa da nulla, tant’è che ci sono metodi e corsi appositamente studiati per insegnare ad usare questa importante forma di comunicazione. Per cominciare è necessario comprendere come le pacche, strofinare energicamente il pelo e gli spintoni invitano al gioco, sono provocatori e determinano un comportamento agitato del cane. E’ possibile invece infondere calma e rilassamento semplicemente poggiando una mano sul fianco di un cane e poi facendola scorrere lungo il pelo molto molto lentamente. Questo tipo di contatto favorisce un legame molto forte ed è inoltre molto utile, poiché un cane così abituato svilupperà più facilmente tolleranza nei confronti delle manipolazioni, necessarie al controllo del pelo e delle zampe, delle orecchie e dei denti, facilitando così il compito a noi ed al nostro veterinario quando sarà necessaria una ispezione del corpo.

L’esecuzione dei "comandi" Parole o piccole frasi come “seduto”, “chi è arrivato?!” oppure “dov’è il guinzaglio?!” sono comprese dal nostro cane quando associate numerose volte agli eventi che ne conseguono. Aiutano il cane ad avere una rappresentazione mentale di quello che accadrà a breve e quindi a comportarsi in un certo modo. Vi è una scienza precisa che ha studiato il modo in cui gli animali attribuiscono significato a dei segnali specifici (nel nostro caso i comandi di controllo). Tale scienza si chiama psicologia comportamentista e dai suoi princìpi è nato quello che molti conoscono come clicker training. Tali princìpi dovrebbero essere conosciuti alla perfezione da ogni istruttore cinofilo ed allo stesso tempo usati con la consapevolezza che negli ultimi quarant’anni la ricerca ha fatto passi da gigante: oggi le scienze cognitive offrono orizzonti applicativi enormemente più vasti.

Congruenza Chiamare il cane abbassandosi, ma con un tono di voce grave lancerà segnali incongruenti tra loro e renderà il cane confuso. Prova invece ad abbassarti sulle ginocchia, aprire le braccia, sorridere, chiamare il cane con voce giocosa e propositiva, dirgli bravo mentre torna da te, accarezzarlo gradevolmente al suo arrivo ed a premiarlo quindi con dei bocconcini prelibati. Nella maggior parte dei casi questo è già sufficiente a cambiare le cose ed a volte da dei risultati sorprendenti!

La regola d’oro per comunicare efficacemente col cane Il risultato della nostra comunicazione non è dato dal significato che noi gli attribuiamo, ma da quello che gli attribuisce il nostro cane. E’ un concetto da cui deriva una regola da tenere sempre a mente: il significato della tua comunicazione è dato dal risultato che ottieni. Così, quando il cane “non ascolta”, piuttosto che incolpare a lui, è sempre più utile guardare le cose dal suo punto di vista e comprendere come poter migliorare la qualità del proprio messaggio… comincia da te: non essere un capo bensì un leader!

fonte : La Comunicazione col Cane - ThinkDog Istituto di Zooantropologia Applicata
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