Gruppo I. Cani da pastore e bovari - Selezione e Comportamento

lunedì 17 settembre 2012
 
Gruppo I. Cani da pastore e bovari - Selezione e Comportamento Fonte bibliografica: ANTONIO ANDINA Medico Veterinario Bologna EREDITA’ E COMPORTAMENTO: DIFFERENZIAZIONE COMPORTAMENTALE DELLA SPECIE CANIS FAMILIARIS NEL CORSO DELLA SELEZIONE DEI DIVERSI RAGGRUPPAMENTI RAZZIALI. Gruppo I. Cani da pastore e bovari Parlando di cani da pastore bisogna distinguere bene se si tratta di pastori conduttori, o di pastori guardiani del gregge perché la funzione è completamente diversa. Basta aver visto una volta un pastore che lavora con i cani nel condurre un gregge per capire cosa si intende per coope- razione cane uomo: i conduttori sono forse i cani in cui la pressione selettiva sull’impulso collaborativo è stata massima. Le tecniche di accerchiamento che i lupi usavano quando cacciavano in gruppo sono state trasferite nel lavoro con le pecore. Ovviamente è stato necessario bloccare la sequenza predatoria a livello del morso per afferrare (cani pizzicatori e bovari) o subito prima (cani che guidano con lo sguardo). Un aspetto caratteriale su cui si è spinto molto è l’addestrabilità, nel senso di “desiderio, disponibilità del cane a svolgere attività apprese o risolvere problemi improvvisi sotto la direzione del conduttore” (Coren, 1994). Il proprietario viene ad essere una figura sostitutiva del leader del branco. Intelligenza adattativa e obbedienza rendono la comprensione di quello che si vuole da loro più semplice. I pastori conduttori devono essere molto legati al padrone per conservare una elevata motivazione a compiacerlo, sarebbe controproducente un eccesso di indipendenza come un eccessivo legame al territorio a discapito di quello verso il proprietario. Anche se oggi non tutti i cani da pastore ancora guidano le greggi il forte impulso collaborativo è stato dirottato su altre molteplici attività come la protezione civile, le attività cinoagonistiche (difesa personale, agility, obedience...) la guida per ciechi o l’assistenza ai sordi o ai disabili. Una loro peculiarità è la versatilità. Per essere massimamente gratificati questi cani devono poter lavorare ed essere impegnati in attività in collaborazione con il proprietario o la sua famiglia. È necessaria una precisazione per quanto riguarda le razze di cani che effettivamente sono ancora usate come pastori (in pratica Border Collies, Kelpies australiani e pochi altri) ultimamente oggetto di un improvviso successo, più legato ad un fattore moda che non ad un’effettiva adattabilità alle esigenze dei moderni proprietari. In questi cani la selezione è stata esasperata per ottimizzare la resa lavorativa, ipertrofizzando alcuni schemi motori in modo da consolidare la componente istintiva “innata” del comportamento di guida del gregge. Come spesso accade la pulsione a mettere in atto gli schemi motori ipertrofizzati è fortissima, ai limiti della nevrosi. La prolungata permanenza in situazioni in cui è impossibile il soddisfacimento di queste pulsioni, porta spesso alla loro attuazione fuori contesto, anche in maniera compulsiva, a meno che non si impegni l’animale per un tempo sufficiente in attività alternative parimenti gratificanti. La vita del normale cane da compagnia di città, anche con un giardino a disposizione, risulta quindi inadatta a fornire un grado accettabile di benessere a questi animali, mentalmente conformati per una vita lavorativa. I problemi principali in cui si può incorrere con i pastori sono dati dall’inutilizzo delle loro ingenti risorse intellettive e fisiche, dirottate di conseguenza su attività non molto utili e accettabili come l’abbaiare ossessivamente in risposta a qualunque stimolo, l’inseguire automobili, motorini, passanti (o in mancanza di altro la loro stessa coda), lo scavare buche e così via. Vi sono differenze tra razza e razza nella facilità di lavoro in gruppi di cani, ma tendenzialmente sono cani abbastanza individualisti, che preferiscono un rapporto esclusivo con il proprietario e possono mettersi in competizione con i conspecifici. I bovari non differiscono molto per le attitudini dai pastori: dovendo lavorare con animali più grandi e combattivi delle pecore sono tendenzialmente più brutali, spesso pizzicatori che sollecitano ciò che vogliono con morsi e, se non ben educati, possono dare problemi per questa propensione ad usare la bocca. Il lavoro del guardiano del gregge è completamente diverso: questi cani venivano lasciati per molto tempo soli con gli armenti da sorvegliare, e non dovevano far altro che impedire a chiunque tranne che al pastore di avvicinarsi. Le loro decisioni dovevano essere abbastanza autonome visto che il padrone non sempre era presente per dare indicazioni. Il legame con l’uomo era molto meno solido di quello che avevano con il loro gregge e il territorio, come non era necessario un marcato impulso a collaborare, visto che il cane lavorava da solo e da solo rimaneva per buona parte del suo tempo. La curiosità, così utile per stimolare gli apprendimenti di chi affronta sempre situazioni nuove, avrebbe potuto portare il guardiano ad allontanarsi dal suo territorio abbandonando ciò che doveva sorvegliare ed è stata disincentivata, come anche l’istinto predatorio, sia per- ché poteva portare il cane ad abbandonare le pecore per inseguire altri animali, sia perché, peggio ancora, avrebbe potuto essere indirizzato sulle pecore stesse. Questo tipo di vita è abbastanza simile a quello di un cane confinato per la maggior parte del suo tempo in un giardino, con scarsi contatti con il padrone e poco impegnato in attività di qualsiasi genere a parte la guardia. Si può quindi pensare che possa essere accettato senza grossi problemi. Al contrario c’è una grossa differenza tra questo stile di vita e l’attività cui è sottoposto un cane che per molte ore al giorno lavora a stretto contatto con un pastore, mettendo in atto tecniche complesse e che richiedono pratica e collaborazione. Vivendo in una simile sistemazione un pastore conduttore può sviluppare patologie legate alla noia ed alla scarsa attività. Riassumendo i pastori conduttori sono intelligenti, curiosi, con un marcato istinto predatorio, fortemente collaborativi e hanno un forte bisogno di vivere a stretto contatto con il proprietario. Rendono al massimo se impiegati in attività lavorative anche complesse. Possono avere una certa tendenza a vocalizzare come facevano nella conduzione del gregge o per avvisare nella guardia. I cani da pastore usati per la guardia del gregge sono meno attivi, più indipendenti, non molto plasmabili nell’addestramento, spiccatamente possessivi e territoriali, non così bisognosi di compagnia e non molto tolleranti nei confronti dei contatti fisici e delle costrizioni. Poco portati ad abbaiare esageratamente. Praticamente tutti i pastori guardiani sono di tipo molossoide e appartengono al secondo raggruppamento. Fanno parte del gruppo dei pastori anche alcune razze di recente realizzazione, ottenute ibridando cani e lupi con l’intento di ottenere la versatilità del primo e la prestanza fisica del secondo, particolarmente forte e resistente alle malattie. Dal punto di vista fisico il risultato sembra conforme agli obiettivi e questi animali hanno un indubbio fascino, ma i cani ottenuti hanno anche una forte carica istintiva, sono vicini per certi aspetti ad un animale selvatico, e richiedono un proprietario esperto, che conosca l’etologia canina, e sia disposto a rischiare di accollarsi il lavoro di ripercorrere parzialmente il processo di domesticazione in ogni individuo, pena per chi sbaglia il ritrovarsi in casa un cane dotato di notevoli mezzi fisici, con uno spiccato spirito di indipendenza, attitudini predatorie spinte ed insufficiente controllabilità.
 
Andrea
CUCCIOLI e ALLEVAMENTI
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