Gruppo III. Terrier - Selezione e comportamento

giovedì 23 agosto 2012
 
Gruppo III. Terrier - Selezione e comportamento Fonte bibliografica: ANTONIO ANDINA Medico Veterinario Bologna EREDITA’ E COMPORTAMENTO: DIFFERENZIAZIONE COMPORTAMENTALE DELLA SPECIE CANIS FAMILIARIS NEL CORSO DELLA SELEZIONE DEI DIVERSI RAGGRUPPAMENTI RAZZIALI. Gruppo III. Terrier Il gruppo raccoglie svariati cani, suddivisi a seconda delle funzioni, della struttura fisica e dell’utilizzo in terrier a gamba corta, a gamba lunga, di tipo bull, e toy. Quasi tutti oggi sono usati come animali da compagnia, ma la loro origine è sicuramente di cani da lavoro. Le diverse razze si sono quasi tutte formate in regioni o contee diverse della Gran Bretagna, ma la funzione era praticamente quasi sempre quella di cacciatori di nocivi quali topi, ratti, volpi, tassi e altri mustelidi. Questi, contrariamente ad altri ausiliari, usati da nobili e aristocratici nella caccia sportiva, erano i compagni delle classi popolari, frugali ed efficaci nella loro funzione. Vivevano a stretto contatto con i loro padroni cui erano molto legati, rendendosi utili come derattizzatori, come guardiani avvisa- tori, e anche come piacevoli compagni. Contrariamente allo sport venatorio, in cui la componente stilistica era in realtà più importante del risultato stesso (era riservato a classi di ceto elevato che non lo facevano per procacciarsi effettivamente il cibo) i Terrier svolgevano una funzione realmente utile per la sopravvivenza dei proprietari eliminando i competitori per il cibo. Per essere massimamente utili ed efficaci non dovevano richiedere un grosso addestramento, infatti la predazione si basava prevalentemente su pulsioni istintive, e il conduttore non doveva praticamente intervenire. Nella caccia i Terrier dovevano scovare con tenacia le loro prede, tutte piuttosto combattive e determinate a sopravvivere, spesso simili o superiori a loro per taglia e forza, e ucciderle. Una caratteristica del lavoro dei Terrier è il fatto che durante lo scovo in tana il cane deve continuare a segnalare con la voce al cacciatore la sua posizione, la tendenza ad abbaiare è quindi marcata come ovviamente il livello di vigilanza e prontezza alla reazione. È stato verificato che questa reattività è stimolata molto più facilmente da stimoli sonori e visivi, piuttosto che non olfattivi come accade invece nei segugi negli Spaniel e nei cani da ferma (Scott e Fuller, 1965). L’abilità nel lavoro dei Terrier era tale che spesso i proprietari cominciarono a organizzare gare e scommesse fin tanto che alcune razze si specializzarono nel combattimento con altri animali e poi con altri cani. La tenacia e la velocità dei soggetti da caccia furono mescolate con la forza e la potenza del morso dei molossi, ottenendo gli antenati di bulldog, staffordshire, bull e pitbull. Numerose sono le caratteristiche dei Terrier che li rendono adatti alla vita di città in veste di cani da compagnia, anche perché fin dalle origini venivano spesso tenuti in famiglia durante i periodi in cui non lavoravano. La taglia è abbastanza contenuta, l’aspetto accattivante, il carattere allegro e pronto al gioco anche in età avanzata. Se ben educati sono sufficientemente obbedienti e collaborativi anche se la loro tenacia richiede un proprietario dotato di esperienza. Analizzando i difetti bisogna notare che spesso la soglia di reazione per quanto riguarda i comportamenti competitivi è piuttosto bassa mentre la combattività è alta. L’istinto predatorio è radicatissimo e molto ben sviluppato. Tendono ad abbaiare con facilità, a dispetto della piccola taglia hanno un notevole bisogno di muoversi e sono molto attivi, reattivi ed eccitabili. Quasi tutte queste caratteristiche tendono ad essere molto ereditabili (Hart e Hart, 1988. Willis, 1995). La funzione del proprietario consapevole è quella di orientare queste pulsioni innate in maniera socialmente accettabile per sé e per gli altri. Specialmente i Terrier di tipo Bull come Bull (di taglia normale e nana), Staffordshire inglese e americano (cui si può aggiungere il Pitbull, anche se è una razza non riconosciuta) sono tendenzialmente molto competitivi con i conspecifici: l’attitudine a lottare all’ultimo sangue con le prede è stata trasferita nella lotta tra cani. È stato sovvertito il comportamento originario del lupo, che ritualizza le lotte interne al branco rendendole incruente per non minare l’efficacia predatoria (e quindi la possibilità di sopravvi- venza), e sono stati selezionati soggetti che perdono facilmente la capacità di recepire i normali segnali di inibizione della sequenza aggressiva. Le tendenze competitive di questi cani sono generalmente indirizzate verso i conspecifici che sono uno stimolo preferenziale per scatenare un’aggressione, mentre il rapporto con gli uomini è spesso ottimo, tanto da renderli piacevolissimi compagni per un proprietario che abbia saputo conquistare una posizione gerarchicamente stabile.
 
Andrea
CUCCIOLI e ALLEVAMENTI
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