Gruppo VI. Segugi e cani per pista di sangue - Selezione e Comportamento

martedì 18 settembre 2012
 
Gruppo VI. Segugi e cani per pista di sangue - Selezione e Comportamento Fonte bibliografica: ANTONIO ANDINA Medico Veterinario Bologna EREDITA’ E COMPORTAMENTO: DIFFERENZIAZIONE COMPORTAMENTALE DELLA SPECIE CANIS FAMILIARIS NEL CORSO DELLA SELEZIONE DEI DIVERSI RAGGRUPPAMENTI RAZZIALI. Gruppo VI. Segugi e cani per pista di sangue Se già nella specie canina l’olfatto è un senso molto importante, in questi cani lo è ancora di più. Fin da cuccioli rispetto agli individui di altre razze privilegiano l’uso dell’olfatto rispetto agli altri sensi, e la loro abilità nel seguire le tracce è già significativamente maggiore rispetto a quella di altri cani come per esempio i Terrier (Scott e Fuller, 1965). I segugi devono localizzare una traccia, seguirla con costanza, anche in condizioni di difficoltà, seguendo debolissime emanazioni. Caratteristica indispensabile è una solida tenacia, ai limiti della cocciutaggine. Durante la caccia i segugi mantengono un legame non molto stretto con il cacciatore, con cui comunicano a distanza tramite un uso articolato della voce. Il cane dispone di una certa libertà di decisione e indipendenza nel lavoro che conserva anche nella vita quotidiana. Molti segugi lavorano in squadra, dividendosi i ruoli come degli specializzati battitori, sono quindi cani in grado di vivere in gruppo, strutturando la muta in gerarchie ben evolute. Pur con differenze tra razza e razza la tendenza a lottare dei segugi è bassa, sarebbe infatti controproducente per animali che devono vivere in gruppo. Sono al contrario ben sviluppati i repertori di ritualizzazione gerarchica dei conflitti. La fase ipertrofizzata della sequenza predatoria è l’inseguimento, che può prevedere anche complesse tecniche di accerchiamento volte a portare la preda a portata del cacciatore/capobranco, che come nei lupi detiene il diritto di apportare l’attacco letale. Molti segugi non portano a termine la predazione ma si limitano ad inseguire in quanto la sequenza predatoria si è arrestata a livello dell’inseguimento, altri possono avere anche il morso per afferrare o addirittura la sequenza completa (escluso forse il consumo finale della preda). Vi sono differenze nella propensione alla lotta a seconda del tipo di selvaggina verso cui si sono specializzati: quelli che vengono usati prevalentemente per cacciare la lepre, ed eventualmente il capriolo, sono meno combattivi meno portati a mettere in atto comportamenti di aggressione rispetto ai cani usati con cinghiali, volpi e altri animali di taglia maggiore e indole più minacciosa (puma, giaguaro, leone e così via). I segugi sono prevalentemente cani da lavoro, tendenzialmente piuttosto specializzati, per il tipo di preda cacciata e per le tecniche utilizzate. La conformazione dei repertori lavorativi si basa più sulla componente istintiva (geneticamente trasmessa da una generazione all’altra) che non su apprendimenti conseguiti attraverso tecniche addestrative. Sicuramente sono cani meno versatili e plastici nell’addestramento rispetto ai pastori o ad altri cacciatori come Retriever, Spaniel o cani da ferma. I soggetti appartenenti a razze prettamente da lavoro potrebbero essere non proprio adatti come compagni “di casa”. Riassumendo tra le caratteristiche dei segugi, possono essere problematiche la caparbietà, l’indipendenza, il fortissimo impulso a seguire tracce odorose e la tendenza ad abbaiare. Tra i vantaggi la bassa aggressività e la facilità a vivere in un gruppo (anche di umani). Vi sono notevoli differenze nell’adattabilità a vivere in casa come cani da compagnia tra i soggetti appartenenti a razze prettamente da lavoro, o a linee di sangue usate solo per la caccia, rispetto a quei cani che da più tempo sono approdati ai salotti per un aspetto fisico particolarmente accattivante (le orecchie pendule che caratterizzano tutto il gruppo hanno un forte fascino). Tra i più diffusi segugi “da compagnia” il Beagle e Bas- sethound, entrambi cani piacevolissimi per la vita in famiglia, ma non privi di problemi: hanno un tale impulso a seguire il proprio naso, sordi ad ogni richiamo (più il Beagle che non il Basset), che costringono molti proprietari a tenerli permanentemente al guinzaglio quando sono all’aperto. Tra i segugi è stato inserito per una certa affinità morfologica anche il Dalmata, che però non è praticamente mai stato usato come cane da caccia, mentre veniva usato per accompagnare le carrozze e difenderle da eventuali aggressioni. Altra vittima eccellente della moda per il suo mantello unico e la pubblicità di alcuni film, questo splendido cane è stato spesso oggetto di adozioni avventate e conseguenti abbandoni. Non tutti, infatti, sono preparati a orientare il dispendio di inesauribili energie di un cane nato per fare chilometri di corsa e costretto a percorrerli in un appartamento cittadino. Diverse razze di segugi sono presenti in più versioni di taglia e pelo, per adattarsi meglio nello stile di lavoro alle esigenze dei disparati tipi di selvaggina, ambienti e anche cacciatori. La riduzione della taglia spesso è ottenuta non con una diminuzione assoluta, ma con l’accorciamento degli arti (conservando e selezionando in purezza i portatori di una mutazione casuale). I cani così ottenuti, detti “bassetti” (Bassethound, Basset Artesian Normand, Basset Ardeane Vandeen e così via) sono più lenti e riflessivi e meglio si adattano ad un cacciatore che va a piedi (le mute di segugi in origine erano seguite a cavallo) o ad una persona che non va a caccia ma si limita a passeggiare. Altro segugio sui generis è il Rodesian Ridgeback, cane africano ottenuto mescolando segugi occidentali con cani da caccia locali, specializzato nella caccia al leone e ad altre prede di grosse dimensioni (successivamente il suo ardore nella seguita e la sua combattività sono stati utilizzati nel barbaro lavoro dell’inseguimento degli schiavi fuggiti). È caratterizzato da un maggior coraggio e da una più spiccata combattività.
 
Andrea
CUCCIOLI e ALLEVAMENTI
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