IL COLLIE NEL RING

giovedì 28 settembre 2017
 
IL COLLIE NEL RING

Diversi (almeno 40) anni fa un allevatore mi telefonò un giorno per decantami una sua nuova femmina collie. Tra i pregi di cui si vantava, testa, espressione, mantello, c’era anche il fatto che “aveva sempre fame” e che pertanto rendeva molto nel ring.

Questa affermazione li per li mi lasciò interdetta, perplessa, ma poi non ci feci più caso. Se non per ricordarmene qualche anno dopo quando la presentazione “all’inglese” (free handling) cominciò a prendere piede anche da noi.

All’inizio della mia “carriera” espositiva, quando ero una ragazzina con le trecce e i calzettoni, i cani venivano fatti piazzare in attenzione chiamandoli da fuori ring, così come si fa ancora oggi con i pastori tedeschi. I soggetti iscritti erano di numero assai inferiore di quanto non lo siano oggi, e le esposizioni per lo più si svolgevano all’aperto, in parchi cittadini. Non si può non ricordare con nostalgia il Parco di Monza, i bellissimi giardini di Nervi o le Cascine a Firenze,  pertanto il clamore non era eccessivo come lo sarebbe oggi se tutti vociassero all’interno di un padiglione delle Fiere.

Mia mamma era specializzata nell’urlo dell’indiano, e non si vergognava affatto di nascondersi dietro un albero e battere la mano sulla bocca dicendo “ua ua ua”. Di solito aveva l’effetto desiderato ed i cani tiravano su le orecchie e tanto di collo.

Ora che siamo diventati tutti composti e molto “british” questi racconti ci fanno inorridire, allora era parte del gioco e motivo di divertimento. I giudici inglesi ci guardavano bonariamente e certo una volta tornati a casa raccontavano come noi chiamavamo scompostamente i cani in Italia, ma li per li  facevano finta di non vedere…..

Ai quei tempi la “presentazione” e la “preparazione” avevano una importanza relativa nella valutazione di un soggetto. Era la qualità che contava assai più che non l’apparenza. A un Solaro o a un Cajelli poco importava se un cane faceva la “bella statuina” in mezzo al ring o se il suo mantello era o meno spazzolato alla perfezione. Quello che cercavano i giudici erano dei soggetti all’altezza di poter essere messi in riproduzione. Validi dal punto di vista zootecnico, solidi, ben costruiti e di conseguenza con ottimo movimento oltre naturalmente ad avere le tipiche caratteristiche della razza.

Non so se oggi possiamo dire la stessa cosa. Sempre più, non solo nel pastore scozzese, emergono i cani che hanno presenza, fanno impatto e dominano il ring. Senza dubbio sono cani con una forte personalità, dote anche questa da non trascurare, ma quanti difetti vengono loro perdonati e sorvolati grazie a  questa loro dote?

Purtroppo la frase che mi aveva tanto stupito “ha sempre fame” rappresenta una realtà, in quanto un cane dal palato difficile e poco goloso ben difficilmente tirerà su le orecchie alla vista di un bocconcino. Unico sistema per presentare un cane decorosamente senza urletti da fuori ring, palline che rotolano tra i piedi del giudice, giochini sonori di gomma ed espedienti vari molto poco dignitosi.

Viene allora spontaneo chiedersi se sia il caso di selezionare dei cani dotati di un buon appetito o dei cani che rispondono allo standard della razza…….

Lo stesso dicasi per il mantello, che deve essere lungo ma non gonfio, “caprino” e non molle, con il sottopelo aderente alla pelle e nascosto dal pelo di copertura. Mentre assai più di effetto è un mantello opulento, con una grande massa di sottopelo che il pelo sovrastante riesce a malapena a coprire. Questi cani se portati in campagna raccoglieranno ogni tipo di impurità: forasacchi o pallini di erba e sotto la pioggia rientreranno inzuppati fino all’osso in quanto il pelo di copertura troppo corto e rado non sarà sufficientemente impermeabile. L’acqua infatti deve poter scivolare sul pelo senza bagnare il sottopelo.

Con questo non voglio dire che un bel cane ben presentato e ben preparato non rappresenti un piacere per l’occhio di chi lo esamina,  ritengo però che non ci si dovrebbe fermare all’apparenza ma andrebbe approfondita la sostanza del soggetto in questione.

Non bisogna dimenticare che le esposizioni canine organizzate dall’E.N.C.I. sotto l’egida del ministero dell’Agricoltura, non sono delle semplici gare di bellezza ma delle vere e proprie valutazioni delle varie razze canine per preservarne la tipicità e indirizzarne la selezione affinché possano preservarsi se non migliorare sotto il punto di vista morfologico e funzionale.

Ho l’impressione invece che si vada sempre più cercando lo spettacolo a scapito di quello che invece dovrebbe essere il vero motivo per il quale un allevatore sottopone il suo soggetto al giudizio di un esperto giudice, che non dovrebbe essere quello di vincere o meno la coppa ma di sapere se i suoi sforzi nel produrre un determinato tipo di esemplare non siano stati vani o male indirizzati. E se tale soggetto sarà all’altezza di trasmettere delle doti alle generazioni future. E non penso che un forte appetito e la tendenza a diventare obeso siano delle qualità che l’E.N.C.I. ci riconosca……

Vorrei aggiungere un altro aspetto che non va sottovalutato: ho notato che le cagne che tendono all’obesità, e che sono flaccide e spesso anche pigre, sono pessime fattrici. Infatti partoriscono con maggiore difficoltà, spesso cuccioli molto piccoli e poco vitali che fanno fatica ad attaccarsi.. Sembra quasi che tutto il nutrimento dato loro durante la gravidanza vada a beneficio della mamma piuttosto dei cuccioli! Hanno mammelle grosse e molli con però poco latte, e sono più facilmente soggette a mastiti. Potrà essere un caso, ma è mia impressione che le femmine agili, asciutte e toniche in riproduzione diano dei risultati più soddisfacenti.

A parte queste considerazioni, non ritengo accettabile che un soggetto venga declassato solo perché non è stato con le orecchie in attenzione per tutta la durata del giudizio, mentre dovrebbe essere sufficiente al giudice vedere se il cane le alza nella posizione richiesta dallo standard. Né che un soggetto con un mantello di non eccessiva lunghezza venga penalizzato nei confronti di altri più pelosi: spesso sotto tanta abbondanza è difficile valutare la costruzione mentre in un collie con il pelo che segue le linee del corpo (come sottolineato dallo standard) ben difficilmente si potrà mascherare dei difetti.

Purtroppo il collie oggi viene allevato principalmente per le esposizioni, trascurando tutti gli altri pregi di questa affascinante razza. Questo li ha resi poco popolari, ed il mito di “Lassie” si va affievolendo. Eppure all’inizio è stato proprio grazie alla loro intelligenza, attaccamento alla famiglia e alla casa ed al desiderio di piacere e rendersi utile che questi cani sono entrati nella vita di tante persone. I collie oggi vengono invece considerati dei cani “stupidi”, fragili di nervi e troppo difficili da accudire e spazzolare. E solo chi li conosce veramente a fondo sa quanto siano dei validi compagni di vita e guardiani della loro abitazione.

Forse è giunto il momento di dimenticare il ring, e dedicarsi a questa razza esaltandone e sottolineandone le doti caratteriali. Anche se ormai non pascola più le greggi sugli highlands scozzesi, il suo istinto pastore non è scomparso e può essere sfruttato nella pet therapy, nella protezione civile, come cane guida, in obedience ed agility. O anche solo come compagno di avventura in lunghe passeggiate. Un cane potente, instancabile, allegro e partecipe. Non solo una palla di pelo con le orecchie in attesa di un pezzettino di pollo immobile in mezzo a un ring!

 

Maria Teresa Garabelli


 
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di cambiano
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