Le paure del cane e le colpe ...

giovedì 19 ottobre 2017
 
Le paure del cane e le colpe ...

Molti proprietari sono i veri responsabili dell’errato comportamento dei loro cani

Succede frequentemente di sentire i padroni di cani dire frasi simili a queste: “il mio cane ha paure dei tuoni” oppure “il mio cane ha paura delle auto” oppure   ancora “ il mio cane ha paura dei bambini” arrivando all’apoteosi col “il mio cane è fobico”.

Lo studio del comportamento animale, quello dei cani in particolare, ha mutuato molti concetti della psicologia umana, d’altra parte molta della psicologia umana ha basato teorie e metodologie sulla sperimentazione animale. Questa permeabilità, solo apparente e la diffusione attraverso i moderni media di concetti etologici pressochè sconosciuti alla massa fino a pochi decenni fa, ha creato degli stereotipi e dei luoghi comuni che non hanno niente a che vedere con il reale comportamento e la reale psicologia del cane.

Insomma siamo diventati tutti degli psicologi, o etologi, da parchetto!!

Ma in realtà cosa c’è di vero o di falso nelle perentorie affermazioni di certi proprietari di cani? Di vero c’è che di cani realmente fobici, intendo con questa definizione cani che abbiano paure non indotte e quindi di chiara matrice genetica, sono una sparuta minoranza.

Non ci sono statistiche precise, ma pensare a un 2% / 3% della popolazione canina totale c’è il rischio di sbagliare in eccesso. E gli altri 97% / 98% che cosa sono ? Principalmente cani sfortunati, più concretamente cani che hanno subito traumi, o pressioni ambientali, in svariati periodi della loro vita.

E’ però importante sottolineare, e non dimenticare mai, che un cane fobico è spesso un cane aggressivo. Le paure più profonde portano quasi sempre ad un comportamento di auto-protezione, che sfocia appunto, in forme di varia aggressività sia intra che inter specifica.

Anche un cane dal carattere apparentemente debole, con bassa tempra, se portato al limite è in grado, per puro istinto di sopravvivenza, di reagire in aggressività.

Oltre a ciò bisognerebbe sempre ricordare che nessun umano potrà mai capire fino in fondo cosa prova e sente un cane. La scienza ha dimostrato che i cani provano emozioni equivalenti a quelle umane, che le principali strutture cerebrali sono comuni alle due specie, che il cane è in grado di avere coscienza di sé…. Ma è e rimarrà un cane, con un etogramma completamente differente dal nostro e quindi con elaborazioni mentali e conseguenti comportamenti differenti.

I principali problemi nascono quando i cuccioli vengono separati dalla madre nei primi 30 giorni di vita, perdendo così la socializzazione primaria che fornisce loro le “istruzioni” di vita necessarie a rapportarsi correttamente con i consimili.

Senza queste bai il cucciolo avrà grosse difficoltà a relazionarsi successivamente con gli umani e col loro mondo,  oltre a non sapere bene come comportarsi con gli altri cani.

In questo  modo qualsiasi stimolo sconosciuto può essere vissuto dal cucciolo, ma anche dal cane ormai adulto, come una minaccia creando i presupposti per l’instaurarsi di un comportamento fobico.  Ma questi sono cani che hanno serie lacune cognitive,  il loro recupero è lungo e difficoltoso e non sempre completo.

Alcuni impiegano degli psicofarmaci per tranquillizzare i soggetti, anche se nella maggior parte delle situazioni si tratta solo di un modo veloce per coprire i problemi senza però risolverli.

In poche giorni il cane si tranquillizza senza fatica da parte di nessuno, perdendo però totalmente ogni reattività anche positiva.

Altri preferiscono lavorare in campo col cane e col padrone, per fornirgli gradualmente la maggior parte delle competenze mancanti.

In questo caso i miglioramenti sono reali e stabili ma il tempo necessario per ottenerli è estremamente più lungo e richiede l’effettiva collaborazione del padrone del cane.

E i cani che hanno avuto una regolare socializzazione, sia primaria che secondaria,  che sono cresciuti in un ambiente stimolante ma sicuro, che vivono on padroni amorevoli e attenti, che non hanno problemi di natura genetica, come fanno a diventare fobici?

Saper rispondere a questa domanda in modo assoluto significherebbe pretendere il premio Nobel per tutte le discipline possibili.

Vari fattori concorrono a generare stati fobici e troppo spesso molti di questi fattori nascono da nostri comportamenti.

Inconsapevolmente il padrone di un cane mostra degli atteggiamenti assolutamente alieni per il cane, generandogli confusione e incertezze che costituiscono la base su cui si andranno a sviluppare le fobie.

Un classico esempio è la paura dei botti di capodanno. Se il padrone mostra stati ansioni in occasione dell’esplosione dei botti sarà normale per il cane leggerne il comportamento e collegarlo ai rumori violenti che sente.

Non dimentichiamo che l’olfatto del cane è in grado di percepire le nostre variazioni ormonali, un maggior quantitativo di adrenalina in circolo nel nostro sangue viene sentito dal cane come segnale di pericolo imminente.

Il reiterare di questo nostro comportamento porterà il cane ad avere la certezza che i botti equivalgono ad un pericolo fisico, instaurando la fobia.

Un cane che invece viva la stessa esperienza in compagnia di un padrone calmo, tranquillo e indifferente leggerà questi stati emotivi del suo compagno umano associandoli in modo quanto meno neutro ai botti. Li considera cioè assolutamente normali e la fobia non si instaurerà.

Naturalmente grossa importanza ha il rapporto instaurato tra cane e padrone e l’indole di base del cane..

Come già detto il più delle volte gli errori umani sono inconsapevoli e apparentemente poco rilevanti.

In realtà hanno un grosso peso perché ripetuti in modo costante e continuativo,  fissandosi in modo stabile nella mente del cane.

Se a questo si aggiunge che troppo spesso il padrone, vedendo il cane agitato e timoroso, interviene coccolandolo e gratificandolo si ottiene che la fobia venga confermata in modo totale.

Il cane quindi esibirà una serie di comportamenti stereotipati: dal semplice scappare al saltare addosso alla persona fino all’attacco vero e proprio.

Se è vero che i comportamenti del padrone e dei membri tutti dell’enclave umana in cui il cane vive, se errati possono portare a stati fobici, altrettanto essere di aiuto per rimuoverli o stemperarli.

Sarà necessario spiegare le motivazioni etologiche in modo adeguato e portare il padrone a modificare i propri atteggiamenti per poter aiutare il can ad acquisire competenze adeguate e quindi sicurezza in se  stesso.

La competenza del professionista che affiancherà il binomio sarà un elemento imprescindibile per ottenere dei risultati concreti.

 

Art. tratto dalla rivista “I nostri cani” Enci – gennaio 2014

Autorew: Marcello Chionaky


 
Andrea
CUCCIOLI e ALLEVAMENTI
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