Lo Spinone

giovedì 1 dicembre 2016
 
Lo Spinone

Una razza per pochi e non per tutti. Iniziando così si potrebbe pensare che più  che di un quadrupede si  parli degli uomini. Però è vero , sono gli uomini che hanno in mano i destini dello spinone. E quale è il destino dello spinone italiano? Il futuro non ci è dato conoscerlo ma la storia è imponente. E impone rispetto . Il rispetto che si è guadagnato con la sua servizievole  collaborazione spalmata in qualche migliaio di anni. Non è una razza frutto di mode o necessità. È una razza forgiata nei secoli. È una razza forgiata dai secoli. È una razza che sta accanto all’uomo da tempo immemore con discrezione e abnegazione. C’è chi lo associa alle cacce in palude ,chi alla selvaggina migratoria queste sono solo alcune delle peculiarità ma il nostro spinone è un poliedrico per eccellenza e non può essere ghettizzato per concetto. è molto ,ma molto di più. È una razza da vivere e frequentare ,le attitudini non lo limitano né accentuano le peculiarità.   Non puo’ essere che così,cioè molto di più di cio’ che appare . c’è chi lo alleva per insidiare le starne ,chi per la beccaccia,chi lo alleva per la caccia in genere;ma c è pure chi allo spinone chiede tutte altre cose lontanissime dal pianeta caccia. è o non è poliedrico? Lo spinone assolve tutte le “varie ed eventuali”. Nel corso dei secoli si sono depositati nei suoi cromosomi  tante attitudini e tante sfaccettature anche dal punto di vista somatico ,talmente tante che magari lo standard non le contempla neanche tutte. Ecco ancora la mano dell’uomo che si allunga sui destini di questo fermatore italiano. Che a volte lo esalta a volte lo determina .Che a volte costruisce a volte dissipa. Che a volte da e a volte toglie. Punti di vista.

E forse i punti di vista e i modi di approcciare lo spinone sono divenuti un po’ troppi. Soprattutto dopo che i confini d’Italia sono stati valicati con successi numericamente importanti,portando così un frutto tipico e classico della nostra penisola in mano a molti che, sicuramente in buona fede , hanno saputo apprezzare solamente alcune delle  sue potenzialità . Trasformando così una cosa auspicabile come la maggior condivisione ,in una specie di boomerang impazzito,che non si sa quando e  soprattutto in che condizioni tornerà indietro. Ma tantè.

Ogni cacciatore ha sedimentato nei ricordi famigliari la presenza di uno spinone memorabile. Uno spinone che ha saputo accompagnare le gesta venatorie in epoche lontane dove l’abbondanza di selvaggina favoriva l’uso di soggetti  capaci di coadiuvare al meglio le scorribande venatorie .Con posatezza ,senso di appartenenza e collaborazione massima con il cacciatore ,inteso come amico. Forse è riferibile al periodo immediatamente successivo all’inizio della penuria di cacciagione e in sequenza ai due grandi conflitti mondiali,che lo spinone ha accusato una crisi d’identità profonda. Come avesse perso la collocazione giusta nelle aie dell’Italia di quell’epoca. Condizione che fece nascere l’esigenza nel professor Adriano Ceresoli a compiere quel  giro per le cascine d’Italia ,magistralmente descritto nel suo libro“lo Spinone e le razze affini “,appena ristampato a cura dell’Enci  ,dove viene scientificamente sottolineato lo stato di salute dello spinone negli anni cinquanta. E dove vengono descritti i vari fenotipi ,da lui individuati, che a carattere regionale, caratterizzavano”i tanti spinoni “ più che italiani ,dell’Italia . L’avvento del benessere non fece altro che miscelare le varie etnie tenute separate dalle ristrettezze economiche , per  poi tornare in epoche successive  di nuovo a voler distinguerle nei ring di morfologia . Un po’ come Dante quando descrive le acque che affluendo nel Po  si mescolano,  lasciando un’identità per acquisirne un’altra simile e diversa ,ma sicuramente nuova. Più grande.  

Il periodo meno florido privo di identità dello spinone ,grazie ad un patto d’onore dei dirigenti CISp dell’epoca ,siamo a metà degli anni ottanta,e il loro relativo impegno profuso generosamente ,ha termine con una data ben precisa. Cioè la convocazione in Coppa Europa per Continentali di Indice del Brenton. A cui ,grazie all’impegno dei proprietari e il lavoro dei conduttori professionisti ,faranno seguito  altre due partecipazioni.

La penuria dei territori utili all’esercizio venatorio rendono la gestione delle razze canine problematica. Ma lo spinone può contare su un club che mette a disposizione degli utenti della razza un calendario fitto di appuntamenti  che stimola e tiene viva l’anima della razza. Da sempre le manifestazioni con il selvatico abbattuto sono l’anello conciliante fra  le verifiche attitudinali e la caccia. Gli appuntamenti  primaverili sono  da sempre svolti in zone doc con giurie adeguate. Ultimamente anche un trofeo dedicato alla beccaccia che si snoda su tutta la penisola ,prova tangibile delle attenzioni e sostegno. Tutto questo dovrebbe ammortizzare un momento storico dove tutto il pianeta venatorio è in sofferenza di numeri.

Ma quali sono le caratteriste e le attitudini più spiccate dello spinone. La cosa più semplice da dire è che dove finiscono le chiacchiere da bar inizia la prerogativa di razza:l’affidabilità. Lo spinone è a suo agio su tutti i terreni italiani e di conseguenza su tutta la selvaggina che li  vi si cela .Praticamente mette il cacciatore in contatto con la natura circostante. È sempre calmo e giustamente attento  ad interpretare gli effluvi che passano nel suo  nasone. Ecco ,non perde mai la testa nei momenti topici, facendo si che una giornata o una stagione venatoria rimangano memorabili. Fermatore sicuro,riportatore e recuperatore affidabile. In acqua poi . Nelle marcite a beccaccini è tutto da godere. Uno dei padri putativi dell’odierno spinone il compianto Emilio Pedrazzini soleva dire –quando uno spinone è in ferma sul beccaccino state sicuri che potendo legare una doppietta sulla sua testa e sparare ,il beccaccino lo troverete morto la davanti – questo aneddoto è rimasto un sigillo di qualità per la razza, per dire che l’indicazione che lo spinone da mentre è in ferma è sempre sincera ,atta ad indicare la provenienza dell’effluvio. La preda. Con  questi presupposti è facile intuire che diventa redditizio anche nel bosco a beccacce ,non esasperando mai l’elusività della beccaccia forzando l’azione ,ma fermandola lunga ripetutamente. con pazienza e sagacia. Se ben allenato ed alimentato è praticamente instancabile.  Ragionatore per eccellenza. Che significa? Che se altre razze fanno dell’istintività il loro marchio di fabbrica ,lo spinone antepone il ragionamento nello svolgere il contesto venatorio, applicando l’uso delle esperienze già fatte in rapporto al terreno ,alla stagione e alla selvaggina. Diventando così nel corso degli anni ,oltremodo positivo e redditizio. Mettere a frutto le esperienze fatte a discapito di dovere seguire un istinto. Li è l’elemento che differenzia lo spinone e questo è l’elemento che fa carniere.

“Quando mi avvicinai alla beccaccia oltre al trillo dei campani i boschi delle mie parti erano disturbati dagli improperi dei cacciatori alla vana ricerca di collaborazione dei propri ausiliari.
I carnieri magri erano l’esatta misura di questa dicotomia fra cani che tentavano di andare in stile di razza e un paesaggio poco adatto al loro stile stesso.
Ecco che nei miei inverni venatori irrompe LO SPINONE.
Ferma solida,cerca razionale in rapporto al territorio battuto,naso attento,riporto e recupero spontanei naturali,complicità assoluta con il cacciatore. Italiano.
I miei carnieri presero un ‘altro verso,ma soprattutto mi sentii ..a casa.”

Con questi pochi cenni si può stigmatizzare l’appeal che lo spinone suscita negli appassionati cacciatori che hanno come stile una ricerca della preda meno esasperata ,meno affannosa . mi verrebbe da dire più sostenibile. Dove appena si scende dalla macchina ,invece di interessarsi se le pile sono cariche si tira un fiato per godersi il rigore delle mattinate di brina. Una dimensione meno modaiola ma più garantita e sostenuta dalla tradizione.

Assi cranio facciali divergenti.  La lunghezza del muso pari a quella del cranio. orecchie lunghe distese e non accartocciate. Il tartufo è imponente ,l’occhio ben tondo . collo possente ,dorso con leggera depressione all’undicesima vertebra ,reni e lombi vigorosi ,arti ben eretti,la linea ventrale è quasi parallela al suolo. Il pelo lungo 4 ,6 centimetri è ben aderente al corpo e privo di sottopelo. nei colori bianco ,bianco arancio e roano marrone. L’altezza al garrese va dai settanta centimetri del maschio ai 58 minimi della femmina. L’andatura che caratterizza e contraddistingue lo spinone è il trotto . il trotto è l’andatura di riferimento ed è chiaro che è una scelta dello spinone quando dover usare tale andatura. è un ‘attitudine che gli consente sia di essere elegantissimo e quindi distinguersi sia di distribuire gli sforzi in base alle esigenze del cacciatore. Immaginatevi un bel campo aperto e una bava di vento che porta l’odore della selvaggina. Assistere alla risalita di tale effluvio testa in  alto e al trotto interpretando e decifrando i vari rivoli di vento.spettacolare.

Si diceva degli uomini artefici dei destini delle razze. Lo spinone ,inteso come razza ,nel corso degli anni ha potuto contare su un ventaglio di cinofili di tutto rilievo. Professionisti e non. Su tutti gli adepti dell’italico baffone, spicca il signor Leonardo Antonielli .Da tutti conosciuto come “Lantonielli” o il “Maestro”. Tanto per stabilire la cifra della sua passione non esiste privato in Italia, che abbia laureato più campioni di lavoro del Maestro. Detto da chi lo conosce bene,praticamente ha portato la forgiatura degli spinoni allo stato dell’arte. Con una metodica di attenzioni e sottolineo attenzioni a tutti i livelli. Scelta delle linee da lavoro , crescita del giovane,alimentazione,costanza delle uscite venatorie e degli allenamenti. Nulla è lasciato al caso. Tutto è impostato verso la perfezione, atta alla valorizzazione di questa meravigliosa razza italiana da ferma. Innumerevoli sono gli aneddoti che costellano la “missione”intrapresa dal signor Antonielli . Ma se fosse possibile fare una summa di tutte le esperienze del Maestro ,diremmo che con il suo operato ci ha insegnato che nello spinone ,e quindi in tutte le razze canine ,non ci sono limiti .I limiti sono nell’inadeguatezza e nell’approssimazione o superficialità di come intendiamo il cane da ferma.


 
Ottavio
All.to del Buonvento Spinoni italiani
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