UN LADRO INNOCENTE

sabato 8 febbraio 2014
 
UN LADRO INNOCENTE

Diciamolo con  franchezza: il cane è ladro.Ruba e anche volentieri,ogniqualvolta ne ha l'occasione.L'epiteto di ladro, quindi sembra ben meritato e spesso gli viene affibiato addirittura con una certa simpatia. Ciò non toglie che sia irritante non trovare più l'arrosto in tavola oppure scoprire che di quei buonissimi biscotti non rimangono che le briciole.Alla fine però si sorride indulgenti e il tutto si risolve con una pacca al cane.Che fare allora? Dobbiamo processarlo e giudicarlo? i cani non deliquono mai. Le cose andrebbero diversamente se si cercasse di capire il linguaggio del cane e le ragioni dei suoi comportamenti.Nella famiglia umana il cane trova il suo branco e sente di farne parte.Le mura domestiche,le persone che gli stanno attorno,gli oggetti rappresentano il suo mondo, il suo ambiente.E all'interno di questo ambiente il cane si esprime con i suoi mezzi di comunicazione, con la sua personalita' e le sue abitudini.Uno dei suoi comportamenti più caratteristici e fra i piu' importanti, in quanto da esso dipende la sopravvivenza della specie è quello della possessività, che lo fa sentire padrone di tutto cio' che si trova all'interno del suo territorio.La bistecca, la poltrona,il tappetogli appartengono cosi',di buon diritto perche' fanno parte del suo branco e perche' lui membro della famiglia a tutti gli effetti ha il diritto di goderne come tutti gli altri componenti.Ma riconoscere che il cane si sente padrone del suo ambiente non significa trasformare il tran tran quodidiano in una sarabanda.I cani possessivi sono anche i piu' docili, quelli piu' predisposti ad accettare l'uomo come superiore gerarchico e ad obbedirgli.Non e' quindi difficile, condizionarli in modo che imparino a limitare la loro possessivita' a ciò che è lecito.Sono sufficienti poche parole dette con tono deciso, il cane obbedira',perche' riconoscera' in chi le pronuncia il capo branco,che lui stesso ha collocato spontaneamente ai vertici del suo mondo gerarchico.Cè una parolina il "NO" pronunciato e ripetuto piu' volte con calma e decisione al momento della trasgressione, per determinare quel riflesso condizionato che lo terrà lontano dalle pietanze come dalle comodità di un letto o una poltrona. I calci gli schiaffi non servono a nulla, intimidiscono e confondono. Ancora piu' inutile è la catena, non educa,di certo alla liberta', nemmeno gli uomini.

 


 
claudia
greenvalleypinscher
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